STORIA DI SAN PRISCO

San Prisco giace in una splendida posizione geografica, alle falde del Monte Tifata, a pochi chilometri da Caserta. Piccolo centro agricolo e commerciale, dove non mancano ottimi professionisti, ritrova i suoi momenti più celebri al tempo di Roma imperiale allorché insieme alle attuali Macerata, Curti e Santa Maria, detta appunto Capua Vetere, costituiva la Capua antica, terza città italiana e ottava dell'impero romano

Famosi gli ozi di Annibale e l'epopea del gladiatore Spartaco e proprio in territorio sanprischese si vuole che sorgesse l'accampamento del grande nemico di Roma.

Con l'avvento del cristianesimo come si rileva dagli scritti del canonico Michele Monaco, il più illustre dei suoi concittadini una nova gloria toccava a questo paese. Prisco infatti era uno dei fedeli discepoli del Salvatore e venne con San Pietro in Italia. Rimasto come vescovo della superba Capua, veniva ucciso dai seguaci della dea Diana Tifatina, che aveva il suo tempio in Sant' Angelo in Formis, sul luogo dove sorgerà la basilica benedettina con gli affreschi della scuola bizantina.

Notiamo quindi che mentre i paesi vicini hanno conservato un nome pagano, Casapulla dalla casa di Apollo, Casagiove dalla casa di Giove, questa contrada porta un glorioso nome cristiano.

Però la sua storia sarebbe rimasta nascosta, se una reale donzella, partendo dal Portogallo in seguito ad un sogno, non avesse scoperto quivi la tomba del Santo e ordinato di costruire una basilica con mosaici della scuola ravennate. Questi lavori sono rimasti con la costruzione della nuova chiesa barocca, solamente nella cappellina di Santa Matrona, dove riposa nella sua tomba.

Con il celebre campanile del Vanvitelli, il poligono militare e l' ottima produzione di olive e frutti copiosi, il paesetto non ha mai subito danni, nè dalla seconda guerra mondiale nè da terrernoti, grazie alla devozione nei santi patroni, la cui festività si celebra il 25 di gennaio per la Santa Matrona e il 1° di settembre per il primo vescovo di Capua.

 

La via principale del paese è la via Michele Monaco, che prende il nome dalla illustre storico Sanprischese autore dei Sanctuarium Capuanum. In questa strada ha sede il comune in una casa che acquistò dalla famiglia MONACO, la medesima che ha donato il resto dell' edificio alle Suore Eucaristiche. All'estremità della via M. Monaco c'è il palazzo dei Padri Oblati di Maria Immacolata, che hanno inculcato nel popolo Sanprischese in circa 50 anni di apostolato, un profondo attaccamento e fede nella Vergine Immacolata. La casa è stata donata agli Oblati dalla famiglia VENTRONE, erede a sua volta della famiglia AIOSSA, che vanta tra i suoi figli il noto agiografo Silvestro, nipote di M. Monaco.

Di fronte al palazzo degli Oblati è situata la piazza Sanfelice, che prende il nome dalla famiglia Sanfelice che acquistò la famosa villa già proprietà dei duca DEL BALZO, che nei tempi più antichi era un vero polmone di ossigeno per il paese con le sue piante secolari. Strada di minore importanza è via Pontesano il cui nome secondo la tradizione è legato ad una pestilenza che si abbatte sul paese. Nelle vicinanze di questa strada fu costruito un lazzaretto ad essa collegata con un ponte.

Di una certa rilevanza è la via Costantinopoli in cui si trova la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli ben curata dall'attuale parroco don Giuseppe Cappabianca, che dà tutto il suo per la chiesa, sulle orme del fondatore della Chiesa stessa che a quanto si racconta vendette il suo terreno per la costruzione della Chiesa. All'estremità della via Costantinopoli si vedono i resti della via Aquaria dei Romani e dei bagni alla Grottella oggi Pizzo della Grotta.

Il paesello sanprischese si snoda lungo la via Appia, la REGINA VIARUM, fatta costruire da Appio Claudio cieco, che per sincerarsi delle bontà della pavimentazione, si dice che, perchè non vedente, vi abbia camminato con i piedi scalzi. Lungo la via Aquaria è situata la CHIESA MADRE di San Prisco, costruita al posto dell'antica Chiesa Paleocristiana, che aveva i famosi mosaici, andati perduti nonostante i rilevanti appelli dei MAZZOCCHI al sindaco del paese, perché non li facesse distruggere, riportati da M. Monaco nel Sanctuarium Capuanum e riprodotti dal padre Raffaele Garrucci in una edizione che si trova alla Biblioteca Nazionale di Napoli. La suddetta Basilica si trova in un'area cimiteriale ricca di iscrizioni sepolcrali, raccolte nel Museo Capuano e studiate da illustri studiosi non escluso il MOMMSEN.

Anticamente la Basilica aveva l'apertura sulla via Aquaria e quindi ad oriente e poggia su una parte sottostante che contiene catacombe. Dell'antica Basilica sono rimasti i mosaici della Cappella di S. Matrona visitati da moltissima gente il 25 gennaio, giorno che ricorda l'inaugurazione della basilica fatta costruire dalla Santa con il permesso del PAPA GELASIO.

Lo storico Antonio Iodice, sulla scia dei PADRI BOLLANTISTI, e dei più seri studiosi quali DELEHAYE, il LANZONI, il MONACO, PRATILLI, il DE ROSSI e il MALLARDO, ha dimostrato dottamente che nei mosaici perduti si vede chiaramente che Prisco è l’antesignano della CHIESA CAPUANA, come Pietro, è quello della CHIESA ROMANA.

Di fronte alla CHIESA MADRE si erge il Palazzo della COMMUNE (l'antico Comune) già proprietario del defunto prof. Agostino Monaco. Dietro alla CHIESA MADRE, e verso la montagna, c'era un antico monumento addossato al campo sportivo, con le famose grotte di Donna Minella, che l' antica tradizione voleva che fossero in comunicazione con l'ANFITEATRO di S. Maria C. V. e che la costruzione dell'autostrada MI - NA ha fatto scomparire.

La via Aquaria presso la quale si era fermato il Vescovo Prisco e dove è sorta la Basilica Paleocristiana, è stato il primo nucleo della comunità Sanpríschese, noto. con il nome di "UNIVERITA' DI SANTO PRISCO".

Dall'anno mille, in occasione della traslazione dei resti mortali di San Prisco a Capua, detta Università è diventata Casale di San Prisco.

In seguito il casale è stato considerato una frazione di S. Maria C. V. e solo nel dopoguerra è assurto a comune autonomo e si avvia a divenire un comune veramente fiorente dell'antica "Campania Felix".

Prof. Di Monaco Della Valle Giovanni

Prof. Antonio Visconte